Crowdfunding: cos’è e come funziona

Crowdfunding: cos’è e come funziona

Hai idea di quanto possa costare stampare un disco? Te lo dico io: tanto. Soprattutto al giorno d’oggi che le cose da fare sono tante.

Tanti musicisti vorrebbero ad un certo punto della loro carriera stampare un disco, perché mesi e mesi di sala prove a fare e rifare gli stessi brani li hanno portati al punto che volevano. E allora si sale sull’enorme carrozzone del FACCIAMO UN DISCO.

 

Partiamo dalle basi: il disco bisogna registrarlo. Se non hai la fortuna di avere uno studio o un amico che ha uno studio, devi cercarlo, capire se è quello che ti serve (ogni studio ha le sue caratteristiche e le sue particolarità) e non sempre è una scelta facile. Uno studio professionale, di quelli che ti fanno poi avere in mano un bel disco, costano intorno ai 25-30 euro l’ora. E se conti la registrazione, il missaggio e il mastering non te la puoi cavare in un solo giorno, ma almeno in 3 o 4, se sei veramente bravo.

 

Poi c’è la stampa. Non entro nel merito delle centinaia di sfumature che ti vengono proposte quando vuoi stampare un disco. Magari più avanti scriverò un articolo apposta su questo. Diciamo che approssimativamente, con tantissimi asterischi, si può prendere circa 1,5-2 euro a CD stampato. Considerando i parenti e gli amici, vuoi poi tenerti qualche CD da vendere durante i concerti? E allora dovrai stamparne almeno parecchi di più di quelli che sei già sicuro di vendere (ovviamente, come per tutte le cose, più dischi stampi, meno ti costa a copia. Ma uno non è che può stampare 100mila copie solo perché costano un po’ meno!).

 

Basta no? No. Perché ci sono tutte le spese accessorie, alcune necessarie e obbligatorie, altre consigliabili. C’è la SIAE, quel bollino argentato che vedi di solito sul retro del CD. Ecco, quello costa all’incirca 1 euro a disco stampato (con anche qui diverse sfumature possibili, se il disco è di inediti o di editi, che musica incidi, ecc). Poi ci sono quelle cose che dovrebbero aiutarti a vendere un disco: un sito o un negozio online, un ufficio stampa, un’azienda di distribuzione, un codice a barre perché il tuo disco possa essere venduto su Amazon o nella grande distribuzione, degli ospiti nel disco che aumentino la visibilità e l’autorevolezza del tuo prodotto. Tutte queste cose sono difficili da quantificare in termini economici, perché uno potrebbe anche non fare nulla di tutto ciò oppure tutto quanto: mettiamo a budget una cifra X che chiameremo Varie ed Eventuali (nella quale possiamo anche metterci le bacchette nuove per il batterista che servono a registrare, le corde per chitarra e basso, la tisana per il cantante che normalmente alle registrazioni è senza voce, l’affitto dell’amplificatore buono per avere il suono che desideravi, ecc).

 

Ovviamente ci sono voci di questo elenco indicativo che possono essere ridotte, ma vi assicuro che ci sono anche voci che possono essere anche mooolto aumentate. E di solito va poi così.

 

Il mio crowdfunding su Musicraiser

 

Bene, la conclusione ovvia è che, solitamente, i musicisti non dispongono della cifra necessaria per pubblicare un disco e il mondo della musica live al giorno d’oggi, a livelli di musica indipendente, non permette di prenderlo in considerazione come una possibile fonte di guadagno. Quindi le soluzioni sono due: o trovi un’etichetta discografica che paghi gran parte delle spese o ti devi aggiustare.

 

E qui entrano in gioco i crowdfunding.

 

La base su cui si poggia un crowdfunding è questa. Ti spiego il mio progetto: ti piace? Acquisteresti un mio CD?
E invece di tirare fuori i soldi per stampare un CD e poi guadagnare praticamente la stessa cifra dalla vendita degli stessi CD si inverte il processo: tu, utente, compri il disco in anteprima e io, musicista, quando raccolgo la cifra desiderata posso registrare, stampare e pubblicare il disco. La sostanza alla fine è la stessa, è un po’ come quella storia del turista tedesco che arriva in Italia, paga una camera d’albergo per poi non alloggiare e riprendersi i soldi, solo che nel frattempo quei soldi sono serviti all’albergatore per pagare il macellaio che li ha usati per pagare l’allevatore ecc…per tornare all’albergatore da una prostituta e sembra che i debiti si siano estinti senza nessuna spesa da parte di tutti (questa storiella ha numerose lacune di carattere economico, ma non è questo il luogo per affrontarle). Ecco, è un po’ questo il senso. Il musicista deve dei soldi allo studio, all’azienda che stampa, alla SIAE, ecc…e poi vende il disco e recupera quei soldi. Nel caso del crowdfunding quei soldi gli vengono “anticipati” da quelli che compreranno il CD, paga subito studio, stampa, SIAE, ecc. e poi consegna il CD ha chi l’ha pre-acquistato.

 

La piattaforma del crowdfunding si rende garante del progetto e fa in modo che il musicista, in questo caso, non arrivi alla cifra decisa e scappi con il malloppo, ma porti effettivamente a termine il progetto.

 

Ci sono alcune piattaforme di crowdfunding, ognuna con le proprie caratteristiche. Io mi sono sempre trovato bene con Musicraiser (www.musicraiser.com) e ho amici che con Musicraiser hanno dato vita a progetti bellissimi (gli stessi Ossi Duri hanno creato il loro progetto dei 3 dischi in un giorno su Musicraiser, ma anche La Stanza di Greta, ad esempio).
Anche il mio progetto di disco tributo a Freddie Mercury è cominciato come un crowdfunding su Musicraiser (per dare un’occhiata e preordinare il disco clicca qui). Cosa diventerà non lo so ancora, ma di sicuro non esisterebbe grazie a tutti i sostenitori che hanno pre-ordinato il disco e mi hanno dato la possibilità di sostenere le spese del disco.

 

Crowdfunding sì o no, dunque? Io dico di sì, ma è la mia opinione. Per decidere devi leggere bene tutte le clausole, capire quanto budget ti serve e soprattutto capire che i soldi non arrivano dal cielo, anche con molta gente che vuole aiutarti a stampare il tuo disco. Ci va dedizione, impegno e forza di volontà.
Perché un crowdfunding può aiutarti a raggiungere un sogno. Ma un sogno non si raggiunge se non con le proprie forze, con il proprio impegno.

 

E quello è gratis.

 

 

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