Frank Zappa e il mio primo disco

Frank Zappa e il mio primo disco

Ricordo poco di quell’esperienza. Avevo 14 anni e mezzo ed ero stato catapultato in un Festival in Germania con gli Ossi Duri in mezzo a biker, gente strana a cui piaceva dormire per terra, musicisti invasati. Non capivo neanche molto di quello che veniva detto, perché l’inglese all’epoca era più una materia a scuola che una lingua. Però poi vidi quel banchetto che vendeva CD musicali. E allora capii tutto.

 

Eravamo allo Zappanale, a Bad Doberan, un puntino a nord della Germania, quasi sul Mar Baltico. Quelli che erano intorno a me erano per la maggior parte persone che partecipavano ad un Festival musicale senza avere poi troppe pretese. Altre erano lì per ascoltare la musica di Frank Zappa. Non uno qualsiasi: Frank Zappa.
Ed era proprio questo che c’era in quel banchetto che vendeva CD: Musica di Frank Zappa. In moltissimi formati, in moltissime edizioni. Fui subito affascinato ed attratto da quell’unica cosa che sembrava essere di mia comprensione e mi misi a scartabellare tra dischi di cui avevo sentito parlare, dischi che potevano essere di chiunque e non lo sapevo, musicassette e vinili. Fui preso dallo sconforto, dopo un po’, perché tante di quelle cose il mio alter ego quattordicenne non sapeva nemmeno come collocarle in tutta quella Musica che il Maestro aveva creato. Mi ero avvicinato da poco alla sua Musica e c’era ancora tanta confusione nella mia testa (solo più avanti capii che quella confusione sarebbe rimasta lì, ma sarebbe servita così com’era e avrei dovuto accettarla senza ulteriori problemi).

 

E fu allora che trovai quell’appiglio che mi aiuto a non affogare nella mole di Musica che mi circondava. Presi un CD in mano e lessi i titoli dei brani. Uno di questi era “The Black Page (new age version)” e le sinapsi cominciarono a muoversi più velocemente. The Black Page era proprio quel brano che avevo studiato all’infinito e che ogni volta sembrava nascondere qualche insidia nuova. Era forse questa una nuova versione? Qualcosa di diverso per potermi addentrare ancora di più in quel mondo di composizione e di arrangiamenti che stavo imparando ad adorare? Fu in quel momento che arrivarono Martin e Filippo, rispettivamente il chitarrista degli Ossi Duri e il manager, nonché padre. E mi dissero: “Ah, bello quel disco! C’è la sezione fiati!”, che era anche il mio punto debole.

 

 

 

Chiesi il prezzo cercando di fare dei segni con le mani e fu 25 marchi. Non mi ricordo con precisione quanto avessi nel portafoglio, ma sicuramente non tanti di più. Fu un prezzo ragionevole, per me. Avrebbe pure potuto chiedermi tutto quello che avevo: io volevo sentire The Black Page con i fiati. E fu così che acquistai il primo disco della mia vita, un passaggio che tanti musicisti si ricordano perfettamente perché, in un modo o nell’altro, ha segnato il proprio percorso. E questo segnò il mio.

 

Suonare la Musica di Frank Zappa è una delle cose più difficili del mondo. Non tanto perché le sue composizioni sono complesse dal punto di vista armonico o ritmico, ma perché in ogni caso chi ti ascolta ti paragonerà a lui, alle sue band, alle sue performance. E tu sarai sempre leggermente inferiore. Ma per questo è anche una delle cose più stimolanti che ci sono.

 

Oggi, 4 dicembre, è l’anniversario della morte del Genio di Baltimora. E come ogni anno il pensiero va a te che ci dirigi da lassù, prendendoti gioco di noi con il sorriso.

 

PS: The Black Page (new age version) è una figata pazzesca.

 

Thank you, Frank.

 

 

 

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